fbpx

Facebook? …una cosa molto seria!

Facebook (FB) fa parte di una tipologia di siti denominati Social Network Sites (SNS, letteralmente ‘Siti di Reti Sociali’) che sono stati definiti come “servizi basati sul web che permettono alle persone di costruire un profilo pubblico o semi-pubblico all’interno di un sistema delimitato, articolare una lista di altri utenti con cui si condivide una connessione e di vedere e scorrere la propria lista di connessioni e quelle di altri utenti all’interno del sistema”.[1]

I social, ed in particolare FB, rientrano nelle nostre abitudini quotidiane.

Numerosi autori sottolineano che la rete è frequentata da persone, non da ruoli, né da organizzazioni e che non solo la partecipazione ai social media è individuale, ma essa altera il legame con le organizzazioni di appartenenza. La partecipazione alla rete sostituisce le forme di aggregazione proprie del Novecento basate sulla rappresentanza di interessi collettivi e sul principio di solidarietà, un sistema di azioni «connettive» basate sul supporto reciproco per rafforzare la posizione dei singoli nel mercato e sul principio della collaborazione.

Partendo da questa considerazione, che diventa un’evidenza empirica, allorché si osservi che i possessori di un account FB hanno visto aumentare esponenzialmente il numero di persone iscritte e di conseguenza il numero dei propri contatti.

Perché accade questo? In altri termini: come si spiega il successo di FB?

I sociologi hanno dato una risposta esplicativa che può essere riassunta in quattro macro motivi diversi:

  1. Capitale sociale: manutenzione delle relazioni sociali

Il capitale Sociale è un concetto relativamente recente della sociologia contemporanea. Semplificando, esprime il concetto che le persone, nel loro processo di socializzazione (amici, famiglia, lavoro,…). acquisiscono un insieme consistente di contatti e legami con varie persone: questo è il capitale sociale.

FB, in quanto sito per la connessione sociale, rappresenta un ottimo strumento non solo per mantenere costantemente i contatti con le persone che si frequentano, ma consente anche di ricostruire (quando possibile) il capitale sociale pre-esistente (vecchi compagni di scuola, conoscenze episodiche poi perse di vista, ecc.).

In pratica FB consente la “manutenzione” e la gestione delle proprie relazioni sociali.

  1. Economia del dono: rinsaldare i legami sociali

Un altro elemento interessante per comprendere il successo di FB è anche quello che viene chiamato l’economia del dono.

Secondo questa interpretazione il rituale dello scambio dei doni (istituzionalizzato in occasioni particolari: compleanni, Natale, varie ricorrenze) è uno strumento attraverso cui noi rinsaldiamo o costruiamo legami e rapporti con le persone.

Basta pensare: quanto sono complessi i significati sociali che attribuiamo allo scambio dei regali a Natale?

Regali “veri” da fare a coloro a cui vogliamo bene; regali “formali” per mantenere rapporti di rispetto e buona educazione con persone con cui vogliamo mantenere un contatto sociale (anche se non appartenenti alla cerchia dei rapporti profondi).

FB ha utilizzato ed utilizza modi diversi per alimentare questo meccanismo attraverso un armamentario che prende la forma di test inutili: per esempio il poking.[2]

Anche l’invio di fittizi regalini virtuali[3] risponde alla medesima intenzione. Con questo FB consente di rinsaldare i legami sociali o costruirne di nuovi. Sul valore di questi legami si aprono scenari molto interessanti, ma rimane il fatto che questo tipo di operazioni avviene ed ottiene un consenso da parte degli utilizzatori del social.

  1. Costruzione del sé: FB come palcoscenico

Secondo una teoria delle relazioni sociali tanto affascinante quanto complessa, il mondo sociale può essere descritto come un palcoscenico dove noi interpretiamo uno specifico ruolo.

La nostra casa e altri luoghi particolari è come se fossero un retroscena dove noi prepariamo accuratamente la nostra presenza sociale. Mirabile, in tal senso, la scena di Nanni Moretti in “Ecce bombo” quando si chiede: “Mi si nota di più se vengo o se non vengo…?“.

Questa ipotesi si chiama prospettiva drammaturgica dei ruoli (o costruzione del Sè) ed è un’idea trasversale che accomuna William Shakespeare, il sociologo Erving Goffman, lo psicologo Heinz Kohut e non tralascia molti altri esponenti del pensiero filosofico di vari periodi.

FB è un enorme palcoscenico (digitale) dove noi costruiamo il nostro ruolo sociale in maniera assolutamente minuziosa inserendo nel profilo:

  • quella determinata foto, salvo cambiarla successivamente;
  • gli interessi che vogliamo che appaiano;
  • le applicazioni da usare;
  • il criterio con cui accettare inviti da amici o estranei,
  • il linguaggio da adottare ed altro ancora.

    4. Diffusione delle innovazioni: l’arrivo della early majority

Secondo Everett Rogers[4] ed altri, la diffusione delle innovazioni è un processo che usa la comunicazione fra gli individui per invogliare, incuriosire o comunque scegliere l’uso di una tecnologia e/o di un nuovo servizio. La conseguenza di ciò è che un’innovazione si diffonde a partire dalla rete sociale del gruppo che la usa per primo.

Se rappresentiamo questo processo su un asse cartesiano dove la X è il tempo e la Y il numero di utenti, otteniamo una curva a S che distingue diverse tipologie di utilizzatori:

  • innovators (innovatori),
  • early-adopter (primi utilizzatori),
  • early majority (maggioranza primaria),
  • late majority (maggioranza tardiva),
  • laggards (ritardatari).

In quanto servizio presente su internet (rete sociale e tecnica al contempo) e tecnologia per la creazione di legami tra persone (social networking site) FB, superata una certa soglia critica, riesce a crescere ad un ritmo vertiginoso una volta che raggiunge un numero consistente di utenti (early majority).

L’importanza della rete sociale

In “La psicologia di comunità[5] lo psicologo Ivan Ferrero dice:

Parlando di rete in ambito sociale, intendiamo l’insieme di relazioni esistenti tra persone, anche se queste non necessariamente si incontrano nello stesso momento e nello stesso luogo. I nodi rappresentano gli individui, i gruppi, le organizzazioni, mentre le linee identificano l’insieme delle relazioni. Il concetto di rete può essere considerato un modo per definire la realtà di una persona, cioè il significato che questa attribuisce alle relazioni, al contesto in cui vive, e viceversa, il significato che gli altri, le relazioni ed il contesto attribuiscono alla persona stessa. Il concetto di rete assume, così, il ruolo di uno strumento di lettura della realtà psicologico-sociale.

La rete, quindi, diventa un luogo di lavoro e le modalità del suo utilizzo riguardano direttamente tutti i protagonisti della vita reale.

Riprendendo le osservazioni già espresse circa il capitale sociale possiamo semplificare con uno slogan: le relazioni contano.

Le relazioni, come le altre forme di capitale, vengono utilizzate per produrre beni e servizi economici; rappresentano una risorsa nella cui produzione vengono utilizzate altre risorse; possono essere impiegate per diversi scopi e convertite in altre forme; necessitano di manutenzione.

Il capitale sociale è un bene collettivo ma, a differenza dei beni pubblici, è escludibile (chi non appartiene alla rete è escluso dai benefici che ne derivano); non è caratteristico del singolo attore ma delle relazioni tra gli agenti sociali (se un partner si sottrae alla relazione, anche contro la volontà dell’altro, il capitale si dissolve). Bourdieu[6] ha definito il capitale sociale come

 …la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento.

Si tratta quindi di una risorsa individuale, che è connessa all’appartenenza a un gruppo o a una rete sociale, ed è collegata all’interazione tra le persone.

Il capitale sociale è veicolato dall’appartenenza a gruppi, non necessariamente creati per questo obiettivo. Le strutture che possono favorire l’accumulazione di capitale sociale sono i gruppi chiusi oppure le “organizzazioni sociali appropriabili”, organizzazioni volontarie che vengono usate dagli individui che ne fanno parte per altri scopi rispetto a quelli per cui sono state create.

Coleman[7] lega questa possibilità alla cosiddetta molteplicità dei legami (multiplexity), concetto utilizzato dagli antropologi per indicare il carattere molteplice delle relazioni (p. es.: due persone possono essere colleghi di lavoro, tifare per la stessa squadra di calcio ed essere iscritti allo stesso circolo di tennis ).

Ne sono un esempio i service club (Rotary, Lyons, ecc.), i partiti politici, le associazioni di rappresentanza degli interessi, le associazioni religiose o di volontariato ecc.: organizzazioni che nascono con obiettivi specifici ma che consentono alle persone che ne fanno parte di costruire relazioni che possono poi essere attivate anche all’esterno e, in particolare, in ambito professionale.

Conclusioni

È innegabile che le associazioni sociali sono chiamate a (ri)considerare le loro forme organizzative, le tecniche di comunicazione e di social-marketing: dovranno altresì riconsiderare o “considerare” i fondamenti e i valori su cui si regge la loro azione se si vuole che il declino delle forme dell’azione collettiva non apra la strada al disorientamento e, di converso, all’individualismo.

Le energie individuali e di creatività espresse nella rete servano non solo a rafforzare la posizione dei singoli in concorrenza fra loro sui mercati globali o locali, ma anche a stimolare il rinnovamento delle azioni comuni e a promuovere nuove vincoli di comunità fra persone fondate su principi di collaborazione e di solidarietà.

Roberta Cupiccia (Grafologa, Pedagogista e Social Media Marketing)

______________

Note:

[1] Boyd & Ellison, 2007

[2] l’uso della funzione “poke“.

[3] Per es.: la funzione “scrivi sulla bacheca” in cui compare il tasto “manda un regalo a X”.

[4] Sociologo statunitense (1931 – 2004), ideatore del modello Diffusion of innovations del 1962

[5] https://www.tesionline.it/v2/appunto-sub.jsp?p=2&id=135

[6] Pierre Bourdieu (1930 – 2002) sociologo e filosofo francese.

[7] James Samuel Coleman (1926 – 1995) sociologo statunitense