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Il fenomeno delle on-line community

Lathe biosas” – “Vivi nascosto” diceva Epicuro.

Ai suoi tempi era la vita politica e sociale quella da cui rifuggire per perseguire, indisturbati, la propria felicità. Ma oggi questa frase assume altri significati, completamente diversi.

Oltre alla vita di relazioni, fatta di incontri, cene, uscite e chiacchiere si vive anche in rete: il luogo più raggiungibile della terra.

Le informazioni, le notizie, le opinioni sono creati per essere esposti, condivisi, compartecipati in maniera così corposa da innescare quello che si chiama l’overflow: l’eccesso di informazioni!

Sempre più la rete sta assumendo un ruolo importante non solo per informarsi, ma anche per potersi costruire un’opinione delle persone e delle community: luoghi virtuali in cui risiede una conoscenza diffusa tra i membri che vi partecipano.

In esse le persone condividono volontariamente le proprie conoscenze, esperienze e opinioni, che diventano nuove fonti (non sempre attendibili) da cui trarre informazioni fondamentali per migliorare il processo di conoscenza e di apprendimento.

Le online community,[1], sono concepite come strutture di coordinamento che non hanno una base contrattuale né gerarchica, bensì sociale. La diffusione delle online community, include il cambiamento organizzativo, la reputazione, la conoscenza e i correlati processi di apprendimento organizzativo.

Esse si articolano su tre diverse dimensioni:

L’ambiente che comprende tutto ciò che è esterno, come la tecnologia[2] che può innescare una trasformazione alla community ed è in grado di influenzarne l’operatività e la capacità di accedere alle risorse di cui necessita. Basti pensare alla possibilità attuale di accedere in rete da uno smart phone (perciò da qualunque posto senza la necessità di avere a disposizione un ingombrante computer). Cosa impensabile solo un decennio fa.

Gli attori che sono i soggetti, appartenenti o meno alla community, i cui comportamenti sono mossi da aspettative, esigenze e pulsioni emotive oltreché dalla razionalità (Costa e Gubitta, 2008).

Nell’approccio evolutivo la community viene interpretata come un sistema che cambia sotto la spinta di una pluralità di attori (stakeholder) che interagiscono con l’ambiente.

Di conseguenza, l’ambiente influenza l’organizzazione e a sua volta viene influenzato dall’attività di attori interni ed esterni alla community.

Infine il tipo di relazioni tra gli attori come possibilità di rete collaborativa, al modo in cui gli attori coinvolti nel processo di cambiamento pensano che ciò accadrà.

Le comunità virtuali sono aggregazioni di soggetti che nell’ambito di uno spazio condiviso, danno vita a una fitta rete di relazioni al fine di soddisfare esigenze diversificate di natura economica e sociale.[3]

Le motivazioni che spingono a partecipare alle community sono il desiderio di costruire relazioni e la necessità di ottenere informazioni dalla stessa comunità.

In che modo di può fare apprendimento nelle community?[4]

Le potenzialità di una on-line community nei processi di apprendimento si basano tanto sull’eterogeneità delle conoscenze in essa scambiate quanto sullo sviluppo di legami interpersonali tra i membri della community, che favoriscono il trasferimento di conoscenza di tipo tacito. I due concetti sono riconducibili al tema della distanza cognitiva.

La distanza cognitiva rappresenta la differenza fra gli schemi cognitivi dei diversi attori coinvolti nel processo di apprendimento. Tali schemi fanno principalmente riferimento al modo in cui vengono interpretati i fenomeni ambientali, il quale dipende in ultima istanza dalla cultura, dai valori, dalle attitudini, dalle esperienze e dalle conoscenze possedute dai soggetti coinvolti nel processo di apprendimento (Nooteboom e Gilsing, 2004).

Il concetto di distanza cognitiva ha trovato ampia diffusione nella letteratura sui network e sull’apprendimento inter-organizzativo, ove si afferma che per un efficace processo di apprendimento è necessario raggiungerne un livello ottimale (Nooteboom and Gilsing, 2004).

Conseguentemente, l’efficacia del processo di apprendimento è funzione della varietà ed eterogeneità della conoscenza scambiata tra i soggetti e dell’effettiva capacità di assorbimento della stessa da parte dei soggetti coinvolti.

Per quanto concerne la diversità della conoscenza posseduta e la distanza degli schemi cognitivi delle parti coinvolte nel processo di apprendimento, diversi studi hanno dimostrato la loro importanza nell’apprendimento in quanto stimolano la generazione di nuove idee e l’applicazione di diversi utilizzi della conoscenza stessa.

In altre parole l’incontro della diversità stimola lo sviluppo di nuova conoscenza. Questo ci porta ad affermare che all’aumentare della distanza cognitiva tra i membri di una online community si verificherà un aumento dell’efficacia dei processi d’apprendimento.

Tuttavia, poiché la distanza cognitiva esprime la differenza tra gli schemi cognitivi e lo stock di conoscenza posseduta dai membri della community, all’aumentare della stessa diminuirà necessariamente il livello relativo di absorptive capacity, in quanto capacità dei soggetti di “assorbire” la conoscenza.

L’eterogeneità delle conoscenze scambiate e il livello di absorptive capacity si presentano quindi in relazione di trade-off  [5] tra loro.

In questi spazi le persone, eterogenee tra di loro, si aggregano perché accomunate da una passione comune o perché sono interessate allo stesso argomento.[6]

Ogni cerchio rappresenta una persona, mentre il colore un interesse affine. Quindi nello stesso spazio ci sono tante persone che hanno interessi affini.

La community progettata e ben gestita organizzerà le persone in sottogruppi e motiverà l’interazione e la comunicazione. Esisteranno persone che, seppure interessate agli argomenti comuni, non aderiranno al processo comunicativo della community.

Lo step successivo è fare in modo che le persone presenti nei singoli gruppi possano iniziare a comunicare tra di loro. Chi ha deciso di rimanere fuori dal flusso della comunicazione, continuerà a rimanere fuori anche se potrà aver cambiato la sua posizione relazionale.

Una volta messe in contatto le persone e offerta loro la possibilità di interagire, è possibile mettere in contatto i vari gruppi.

La community nasce, perciò, dalla voglia di appartenere ad un gruppo e dal desiderio di rafforzare la propria identità.

Riepilogando, gli elementi costitutivi e le motivazioni di una community sono:

  • condividere nuove idee e suggerimenti pratici;
  • innovare attraverso il brainstorming;
  • collaborare attraverso discussioni aperte;
  • imparare cose nuove dagli altri membri della community.

Tutto questo può riguardare il mondo della grafologia?

Certamente sì. Un esempio, fra tanti, è il portale  Grafologia[7] che nasce con l’intento di creare una community di grafologi che possano interagire tra di loro e con altri gruppi limitrofi per interessi.

I dati desunti da google analytics parlano chiaro: c’è un forte interesse all’argomento e migliaia di persone che interagiscono con il portale e con la relativa pagina di Facebook, ma poca disponibilità all’interazione ed alla valorizzazione degli argomenti trattati.

Drammaticamente si evince che i professionisti grafologi italiani si trovano ancora nel primo step del processo costituente la community e questo ritardo implica un impoverimento della cultura grafologica e un ritardato inserimento all’interno di community limitrofe (psicologi, sociologi, etc.).

Le conseguenze sono ben visibili a livello sociale: la percezione della grafologia ed ancor più la sua possibile validazione scientifica sono ben lungi dall’essere presenti. Diversamente in altre nazioni dove la figura del grafologo ha altra dignità e diverso peso nell’interazione con la comunità scientifica.

Anche per la grafologia dobbiamo sperare in qualche piano Marshall, proveniente dai nostri colleghi esteri?

Purtroppo, così è… anche se non vi pare.

Roberta Cupiccia (Grafologa, Pedagogista e Social Media Marketing)

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Note:

[1]Libro Claudia Dossena “Reputazione, apprendimento e innovazione nelle imprese Il ruolo delle online community

[2] Per estensione, la tecnologia comprende tutte le attività preposte alla produzione nel cui ambito rientra anche la diffusione del sapere (strumenti, impianti e materiali, e know-how).

[3] Albero Pastore e Maria Vernuccio, “Marketing Innovazione e tecnologie digitali

[4] Libro Claudia Dossena “Reputazione, apprendimento e innovazione nelle imprese Il ruolo delle online community

[5] È una situazione che implica una scelta tra due o più possibilità, in cui la perdita di valore di una costituisce un aumento di valore in un’altra.

[6] Le immagini ricalcano quanto in http://communitymanagerfreelance.it/

[7] www.puntografologia.it