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Corsi di Facebook Roma Puntopiù

Corsi Facebook Roma

Vuoi aumentare i tuoi clienti nella zona di Roma?

Impara a conoscere meglio Facebook e a utilizzarlo per far crescere il tuo brand e raggiungere nuovi clienti.

Partecipa ai nostri Corsi di Facebook Roma promossi dalla Società Puntopiù, attraverso i quali sarai sostenuto e accompagnato verso una progressiva autonomia nell’utilizzo di Facebook per promuovere il tuo brand e sviluppare il necessario know-how per gestire a pieno la tua azione pubblicitaria.

Potrai usufruire di consulenze strategiche da parte dei nostri professionisti per impostare al meglio il tuo brand su Facebook e conoscere le modalità più funzionali per sviluppare al meglio il potenziale della tua attività.

Saper utilizzare Facebook diventa, oggi più che mai, di significativa importanza per promuovere e sponsorizzare efficacemente il proprio brand e farsi conoscere all’interno del proprio campo professionale. Utilizzare questo social network in maniera ottimale richiede l’acquisizione di alcune conoscenze e competenze, nonché la voglia di mettersi in gioco ed impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.

Tale metodica si serve di formazione online e/o in aula e vede una costante supervisione operata dai nostri esperti attraverso la condivisione di corsi online tramite webinar.

I Corsi di Facebook Roma proposti dalla Società Puntopiù intendono promuovere nel professionista le capacità di:

  • aprire e gestire in maniera professionale il proprio profilo e la propria pagina;
  • pianificare strategicamente la comunicazione su Facebook;
  • lavorare sulle immagini: freecopyright e strumenti per modificarle (vedi articolo l’importanza delle immagini nel web);
  • leggere, analizzare ed interpretare i dati forniti dagli Insights, ovvero i dati statistici della propria Pagina;
  • scegliere un’immagine idonea e rispondente ai requisiti di Facebook;
  • impostare il Business Manager;
  • redigere ed organizzare un piano editoriale ad hoc in base agli interessi del pubblico;
  • scrivere e pubblicare dei post efficaci su Facebook: copy, emoticon, call to action, tone of voice;
  • analizzare i risultati dei propri investimenti (ROI);
  • comprendere come si strutturano, gestiscono e monitorano i vari tipi di campagne Facebook.

Potrai concordare e pianificare in base alle tue esigenze lezioni di aggiornamento per aumentare e adattare le tue competenze in funzione dei cambiamenti dei social e del loro differente e crescente impatto sulla gestione della  Fan Page.

Potrai sempre la rivedere la tua lezione!

Richiedi la prima consulenza gratuita compilando il nostro modulo di contatti, oppure chiamando il numero 338.139.34.23.

Roberta Cupiccia e Daniele Patente

(Social Media Marketing)

Ma come fanno a sapere cosa mi piace? OBA (Online Behavioural Advertising)

Ma perchè altri vogliono sapere i miei gusti?

Di certo ci è capitato di fare una qualsiasi ricerca in rete ed essere “assaliti” durante la navigazione in altri siti di spot pubblicitari pertinenti a cio’ che cercavamo poco prima o che piu’ frequentemente ricerchiamo in rete. Viene spontaneo chiedersi ma come sa il web cosa proprio ora mi serve o cosa mi attrae a fare click su un annuncio pubblicitario.

Ma chi fa la spia?

Protagonista incontrastato (ma non solo) come fornitore di informazioni sicuramente è il cookie. Righe di testo contenute in file di piccole dimensioni inviati da un server web (attraverso un sito web) a un browser impiegato per la navigazione online da postazione fissa o mobile. Per questo il Garante per la Privacy con il provvedimento generale sull’uso dei cookie datato 8 maggio 2014 ne ha regolamentato l’uso e obbliga il responsabile del sito ad informare chi vi naviga. In realtà, i dati raccolti dalle società di behavioural advertising sono trattati in modo aggregato, non sono cioè riconducibili a uno specifica persona (utente per queste aziende) ma solo a un profilo di consumatore.

Come fare una segnalazione?

Se vuoi fare una segnalazione relativamente a una pubblicità comportamentale online segui questi semplici passaggi per aiutarti a risolvere il problema:

Passo 1

1. La tua segnalazione riguarda il contenuto di un messaggio pubblicitario? Se è così, vai alla pagina dell’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria

2. Non vuoi ricevere la pubblicità comportamentale online? Visita la sezione domande frequenti .

3. Non riesci a disattivare la pubblicità comportamentale online o continui a riceverla? Visita la sezione di aiuto .
4. Hai domande sulle impostazioni sulla privacy del tuo browser? Se è così, vai alla sezione dedicata ai cinque principali accorgimenti.
5. Vuoi sapere di più sulla pubblicità comportamentale online? Se è così, visita la sezione domande frequenti.

Passo 2

Se hai ancora delle domande o desideri presentare una formale segnalazione, puoi farlo mettendoti in contatto con l’Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria .

Gestione dei progetti Waterfall. Come partire con il piede giusto.

Augurandomi di stimolare l’approfondimento degli argomenti che ho di seguito preso in esame relativi alla progettazione chiamata Waterfall (cascata in inglese), rimandando ad approfondimenti più specifici al PMBOOK (testo ufficiale per il Project Management).

Che cos’è un progetto ?

E’ uno sforzo temporaneo intrapreso per creare un prodotto, un servizio o un risultato unici.

E’ temporaneo in quanto ha un inizio e una fine definiti nel tempo, impiegando un numero specifico di risorse (umane e non).

E’ unico in quanto ha un inizio ed una fine e non è quindi un’operazione di routine che invece è assimilabile ad un processo ciclico, ma una specifica serie di operazioni progettate per raggiungere un obiettivo. Elemento chiave per ogni progetto indipendentemente si tratti di sviluppo di software, alla costruzione di un ponte, o qualsiasi tipo di progetto è il team. Un elemento cardine per ogni riuscita di un progetto. Molte volte si preferiscono team con una formazione “in crescita” ma ben affiatati,  che gruppi di lavoro con persone ben preparate ma divise e non comunicative. E’ insita nel concetto stesso di progetto la squadra. Meglio ancora se eterogenea, ma con lo stesso obiettivo, ed in grado di riconoscere come leader il Project Manager.

Come gestire un progetto ?
Per gestire un progetto è necessario mettere in campo: conoscenza, abilità comunicative, ed impiegare strumenti e tecniche per la progettazione di attività e processi. Normalmente viene affidato questo compito ad un Project Manager che funge da connettore tra il committente e il team di lavoro. Non si tratta necessariamente di una figura tecnica (anche se ad esempio nel mondo IT è un grosso valore aggiunto) ma di un leader che alle sue personali capacità applichi quanto definito negli step che seguono.

Per capirci..

Un progetto, assomiglia un po al funzionamento di un motore. Composto da varie parti che lavorano indipendentemente ma tutti facenti parte di un unico blocco motore e che hanno come fine ultimo quello di “muovere la macchina”.

I processi di gestione del progetto si dividono in cinque gruppi:

ciclo

1. Avvio

Viene analizzata l’idea di progetto e discussa con il team, che valuta se in grado di realizzarla. Alla fine viene elaborato un piano di progetto che fungerà da documento di massima nel quale si evidenziano gli obiettivi da raggiungere

2. Pianificazione

Se il piano di progetto viene approvato dal committente è possibile arricchirlo con altre informazioni fondamentali. Nello specifico vengono eviscerati argomenti relativi a: budget, dettaglio dei tempi, risorse umane e non (chi fa cosa e quando), gestione dei rischi, standard comunicativo, ecc.. Nella maggior parte dei casi il piano di progetto va emendato e modificato man mano che il i lavori vanno avanti (vedi immagine sulla fase 4) e ri-sottomesso all’approvazione del committente.

3. Esecuzione

Questa fase è quella piu’ pratica di tutto il progetto, dove dalla carta si passa alla pratica. Inizia solitamente con una riunione iniziale chiamata nella quale tutte le risorse coinvolte nel progetto si incontrano e dove il  project manager aiuta la squadra ad avviare il tutto.

4. Monitoraggio e controllo

E’ necessario capire cosa sta accadendo al progetto. Per fare questo oltre a tenere sempre d’occhio il piano di progetto e le varie pianificazioni in esso contenute, è necessario sapere se tutto procede come previsto. La comunicazione tra il team e il project manager è vitale in questa fase. L’individuazione di una problema, un rischio sopraggiunto a qualsiasi altra cosa di non pianificato, se non affrontato adesso ed effettuati gli opportuni aggiustamenti progettuali,  potrebbe avere nel tempo un effetto domino nefasto. Un progetto non controllato e monitorato, può corrispondere ad un progetto votato al fallimento e ad un aumento dei costi disastroso. Per minimizzare “i danni”, normalmente si richiede ad ogni membro del team di mantenere aggiornato il cosiddetto stato di avanzamento del proprio lavoro. Questo (oggi è molto piu’ facile) è possibile utilizzando apposite piattaforme online che facilitano in maniera esemplare questo passaggio obbligato (Vedi apposita sezione nel sito:https://www.marcomirra.it/project-managements-tools/).

5. Chiusura

Quando il prodotto finale corrispondente all’oggetto del piano di progetto viene consegnato formalmente e tutti gli stakeholder, non prima però di aver organizzato una riunione di chiusura di progetto, nella quale assieme a tutto il team si tirano le somme per stabilire cosa ha funzionato e cosa non in tutto il ciclo di vita del progetto.

Per affrondimenti:https://pdfs.semanticscholar.org/3fd1/e24ad8115cc396a7cfa21597d7d42ed6b1d1.pdf

FONTE: https://www.marcomirra.it/che-cose-un-progetto/

Internet dei sensi

Ogni sistema per funzionare ha bisogno di informazioni in entrata ed uscita. Perchè allora non utilizzare i nostri sensi come possibili device ? Ancora non è decollato IOT (Internet delle cose) e già si parla di Internet dei Sensi. Fantascienza? Non proprio..

E’ grazie ad uno studio studio condotto da Ericsson ConsumerLab che si è potuto proiettare in un futuro non molto lontano, di quale potenzialità potremmo dotarci se senza nessun tipo di intermediazione (il nostro smartphone per capirci) è possibile interfacciasi con internet. Andiamo a scoprire allora quali sensi saranno coinvolti e come:

La mente.

Basterà pensare a qualcosa per poter vedere su visori magari posizionati davanti ai nostri occhi quello che cerchiamo.

La voce
Anche se ormai abbiamo fatto passi da giganti sull’elaborazione della sintesi vocale, sarà possibile interpretare in maniera sempre piu’ precisa lo stato d’animo

Il Gusto

E’ grazie ad una serie di cellule collocate sulla lingua che possiamo definire la qualità del sapore di un alimento. Bene anche in questo caso sarà possibile agire proprio su i recettori del gusto “alterandone” la percezione, magari a favore di un alimento non molto gustoso. O magari capire in base alla quantità presente nel bolo alimentare presente nel cavo orale prima dell’ingestione di quali sostanze e in che misura sono presenti (zuccheri, conservanti, ecc..)

Olfatto

Anche qui come per il gusto, è possibile agire sui recettori dell’olfatto alterandone la percezione o identificare l’origine di un odore.

Tatto

Anche l’esperienza tattile sarà realistica grazie a interfacce che riprodurranno la superficie di un oggetto. Le nostra dita e il nostro corpo verrà a contatto con superfici corrispondenti magari ad oggetti fisicamente non presenti. Potrei percepire ad esempio, la superficie liscia o ruvida di un oggetto fisicamente lontano migliaia di kilometri.

Udito

Il passaggio da ciò che si ascolta, l’elaborazione del pensiero ed un eventuale comando sarà tracciabile e trasformato in un’azione. Ad esempio. Ascolto una musica che mi piace? Mi potrebbe essere proposto la data ed il luogo a me piu’ vicino di dove farà il concerto l’artista che la sta eseguendo.

Ma come sarà possibile in termini pratici tutto ciò ?
Naturalmente dal pensiero all’uso attuale dei nostri sensi tutto passa attraverso il nostro cervello, coinvolgendo diversi centri ognuno preposto ad una specifica attività (vedi articoli correlati:https://www.marcomirra.it/tag/mente/). Sarà possibile intercettare queste informazioni per poi elaborarle e restituirle sotto forma di suoni, video, o qualsivoglia informazione in output.
Per approfondimenti: https://www.punto-informatico.it/neuralink-interfacce-neurali-la-scommessa-di-musk/

FONTE: https://www.marcomirra.it/internet-dei-sensi/

 

Ancora girano siti http? Non è possibile !

Ebbene si. Anche se da Gennaio 2017 GOOGLE annunciava che al suo browser(CROME) i siti non HTTPs sarebbero stati indigesti, ancora ne girano in rete. Ma siamo sicuri quando ci navighiamo? Vediamolo assieme.

Malgrado siano passati 5 anni da quando Google (e a seguire altri browser) emanava un bollettino nel quale avvisava che i siti non HTTPs sarebbero stati segnalati su Crome, ancora ad oggi  è possibile imbattersi in siti in cui le transazioni non sono criptate. Ma cerchiamo prima di andare avanti di spiegare cosa è l’http e la sua evoluzione https. L’ Hyper Text Transfer Protocol non è nient’altro che il vettore (un po come la nostra automobile per capirci) grazie al quale i dati vengono scambiati durante la navigazione in un sito. La letterina “s” alla fine dell’HTTP sta per Secure, o ancora meglio sarebbe la compressione di Secure Socket Layer. Si tratta cioè di un metodo di criptaggio (è come se abbassassimo la sicura dello sportello dell’auto nell’esempio di prima durante il viaggio) che rende durante la trasmissione dei dati il trasporto di questi sicuro, impossibile cioè da captare.  Come di consueto, cercherò di spiegare in maniera semplice perchè (soprattutto con le nuove direttive del garante attraverso il GDPR) la navigazione in siti di questo tipo, oltre a palesare la carenza di manutenzioni (un webmaster  che segue il sito avrebbe già provveduto a trasformare il sito da http ad https) mettono in pericolo la nostra privacy.

Iniziamo a capire in che modo i vari browser ci avvisano che stiamo accedendo ad un sito non sicuro. Nell’immagine che segue ho fatto i vari screenshot degli avvisi che normalmente sono contenuti dietro un’iconcina prima del www nome sito che abbiamo chiesto di navigare.

La navigazione in un sito non avviene senza nessun coinvolgimento del nostro computer. Mentre navighiamo, scarichiamo testo, immagini e vari contenuti (vedasi articolo sui cookie), interagendo alcune volte con il sito, attraverso immissione di dati che non avviene in maniera criptata. Se ad esempio immettiamo dati come quelli di una carta di credito, di una login e password, ecc.. stiamo trasmettendo dati captabili e leggibili da qualcun’altro non autorizzato.

In che modo? 

Basta che una persona con iniziative malevole si interponga tra noi ed il sito (esempio qualcuno che si trova agganciato sulla stessa connessione di rete) e grazie a software e tecniche di ascolto (dette tecniche di sniffing) acquisisca  in maniera speculare i dati che transitano sulla rete.

RACCOMANDAZIONE E CONCLUSIONI
Siamo nel 2020, e sono passati ormai diversi anni da quando per tutti i browser è stata recepita la raccomandazione a navigare in sicurezza. Diffidate quindi di siti che ancora sono http. Anche se innocui all’apparenza, non sappiamo mai con esattezza cosa sta accadendo mentre stiamo navigando su un sito.

Non lamentiamoci se il nostro sito non viene declassato in rete, o meglio i contenuti in esso presenti vengono posti in basso nella SERP (Search Engine Results Page) ossia la pagina dei risultati della ricerca. GOOGLE vi aveva avvisato !!!

FONTE: WWW.MARCOMIRRA.IT (https://www.marcomirra.it/ancora-girano-siti-http-non-e-possibile/)

Palestra per il cervello

Sono personalmente dell’idea che queste situazioni di cambiamento e riadattamento delle abitudini di vita, possono essere un’opportunità per fornire al nostro cervello nuovi stimoli. Non a caso la razza umana non si è estinta (come i dinosauri), malgrado continui cambiamenti climatici e altre catastrofi che hanno coinvolto la nostra specie. Ma, senza nulla togliere ai nostri avi, anche quello che stiamo vivendo in questi giorni a causa della quarantena forzata dal coronavirus, è nel nostro piccolo una potenziale catastrofe. Non tanto per la nostra salute fisica (che fino a che stiamo a casa è itelligentemente tutelata), ma per le ricadute che ci sono in termini mentali. Non ce ne accorgiamo ma stiamo vivendo un cambiamento in atto, a livello cognitivo e comportamentale, che non sappiamo bene quali conseguenze comporterà nella (spero prossima) vita normale. Di certo, un cervello inattivo è pericoloso. E’ come accendere la propria auto nel box senza partire. Prima o poi il monossido di carbonio che esce dalla marmitta ti addormenta e ti uccide. Ecco proprio cosi. Le nostre case possono diventare “il nostro box” mentale, per questo è necessario tenere aperta la porta e far girare la nostra macchina (il cervello).

Ho pensato fosse bene quindi fornire a chi mi segue, un po’ di idee su come “far girare” la nostra mente, per non atrofizzarla. Vi segano  per prima una pagina presente nel sito governativo dell’AGID (Agenzia per l’Italia Digitale) nella quale sono presenti tutta una serie di link diversificati per categorie,  di servizi  che diverse aziende forniscono gratuitamente o con forti sconti, proprio per rendere piu’ vivibile questo momento.  Il link lo trovate qui: Solidarietà Digitale, ed un elenco di siti che forniscono cataloghi infiniti di corsi (anche gratuiti) da poter fare tranquillamente da casa, a nostro piacimento

UDEMY Un sito ricchissimo di corsi di ogni tipo. Accattivante il prezzo per ogni corso, che mediamente si aggira sui 12 €. Vai al sito 

 

GOOGLE DIGITAL TRAINING Corsi con un taglio fortemente orientato al mondo del digitale, del business e del marcheting, adatti per tutti, direttamente fruibili dalla piattaforma Goolgle. Vai al sito

 

LIFE LEARNING Un catalogo ricco di corsi e master, la cui certificazione l’azienda assicura essere riconosciuta in 160 paese. Tra i cataloghi a pagamento ci sono diversi corsi gratuiti che per farsi un’idea sul servizio vale la penna provare.  Vai al sito

WESCHOOL  Quando eravamo studenti come voi abbiamo creato questo sito perché sognavamo di poter studiare online, sulle lezioni dei migliori Prof, ovunque e in qualsiasi momento, gratis. . Il sito si descrive cosi. E non delude affatto. Veramente ricchissimo di  corsi  molto aderenti ai vari programmi scolastici. Uno spunto interessante per i docenti che in questo periodo devono riorganizzare l’erogazione dei propri programmi di lezione online. Vai al sito 

LIFE LEARNING  Quando eravamo studenti come voi abbiamo creato questo sito perché sognavamo di poter studiare online, sulle lezioni dei migliori Prof, ovunque e in qualsiasi momento, gratis. . Il sito si descrive cosi. E non delude affatto. Veramente ricchissimo di  corsi  molto aderenti ai vari programmi scolastici. Uno spunto interessante per i docenti che in questo periodo devono riorganizzare l’erogazione dei propri programmi di lezione online. Vai al sito 

LELENCO COMPLETO SITI CHE OFFRONO CORSI ONLINE SULLA PAGINA GOOGLE

FONTE ARTICOLO: MARCOMIRRA.IT (https://www.marcomirra.it/palestra-per-il-cervello/)

L’importanza di Facebook per l’attività professionale.

Conoscere e saper utilizzare Facebook diventa, oggi più che mai, di significativa importanza per promuovere e sponsorizzare efficacemente il proprio brand e farsi conoscere all’interno del proprio campo professionale. Utilizzare questo social network in maniera ottimale richiede necessariamente l’acquisizione di specifiche conoscenze e competenze, nonché la voglia di mettersi in gioco ed impegnarsi per raggiungere i propri obiettivi.

A tal proposito, la Società Puntopiù intende sostenere ed accompagnare l’utente verso una progressiva autonomia nell’utilizzo di Facebook per promuovere il proprio brand e tende a dare all’imprenditore, al piccolo negoziante o al professionista il necessario know-how per gestire a regime la propria azione pubblicitaria. Tale metodica si serve di formazione online e/o in aula e vede una costante supervisione a favore degli utenti operata dai nostri esperti attraverso la condivisione di corsi online tramite webinar.

I corsi sia in presenza che online proposti dalla Società Puntopiù intendono promuovere nel professionista le capacità di:

  • aprire e gestire in maniera professionale il proprio profilo e la propria pagina;
  • pianificare strategicamente la comunicazione su Facebook;
  • lavorare sulle immagini: freecopyright e strumenti per modificarle (vedi articolo l’importanza delle immagini nel web);
  • leggere, analizzare ed interpretare i dati forniti dagli Insights, ovvero i dati statistici della propria Pagina;
  • scegliere un’immagine idonea e rispondente ai requisiti di Facebook;
  • impostare il Business Manager;
  • redigere ed organizzare un piano editoriale ad hoc in base agli interessi del pubblico;
  • scrivere e pubblicare dei post efficaci su Facebook: copy, emoticon, call to action, tone of voice;
  • analizzare i risultati dei propri investimenti (ROI);
  • comprendere come si strutturano, gestiscono e monitorano i vari tipi di campagne Facebook.

Inoltre si potranno concordare lezioni di aggiornamento in funzione dei cambiamenti dei social e come  questi impattano sulla gestione della  Fan Page.

💻Lezioni sia in presenza che on line. Puoi pianificarle in base alle tue esigenze.

Roberta Cupiccia – Social Media Marketing

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Importanza emoticons - Puntopiù

L’importanza delle emoticon nei post

Ma cosa rappresentano le emoticons o emoji?

Senza rendercene conto gran parte delle nostre emozioni passano attraverso le tastiere e gli schermi dei nostri dispositivi.

Tristezza, felicità, rabbia, disperazione, esaltazioni, stupore. Anche Facebook tempo fa ha aggiunto nuove emoticon, per rispondere alle richieste degli utenti. Studiare l’utilizzo delle faccine può rivelarsi utile anche per comprendere meglio le nuove modalità di interazione sociale. Infatti, scegliere un’emoticon o una emoji piuttosto che un’altra può influire sul modo in cui veniamo percepiti e giudicati dalla persona con cui stiamo comunicando.

Ormai, utilizziamo nella comunicazione on line simboli conosciuti come emoticon ed emoji,  immagini con cui arricchiamo parte della nostra comunicazione non verbale e che permettono di rinforzare, o meno, ciò che in quel preciso istante stiamo “virtualmente” “proiettando” al nostro interlocutore.

Oggi oltre il 90% degli utenti sono soliti inserire emoticon ed emoji in testi scritti ed email e non sembra essere esclusivamente un fatto generazionale; infatti, un’indagine condotta nel 2014 su mille americani ha indicato che soltanto il 54% di chi usa le faccine ha dai 18 ai 34 anni.  Tutto ciò porta inevitabilmente a pensare che la tendenza ad utilizzare le emoticon all’interno della propria comunicazione sia maggiormente legato alla personalità, piuttosto che all’età, della persona.  (fonte: Repubblica )

“Le emoticon sono una nuova forma di linguaggio”, ha dichiarato alla ABC Science la Dott.ssa Owen Iglesias della Flinders University of Adelaide.

E sui social quanto sono  importanti?

Definizione: emoticon fonde le due parole inglesi «emotion» e «icon».

Comunicare attraverso le emoji può essere significativo anche per promuovere ed incuriosire l’utente che visita la propria pagina di Facebook o di Instagram o il proprio sito web.

Oltre al ‘importanza dell’immagini o al video, possiamo comunicare con le parole e spingere l’utente verso le azioni che riteniamo opportune.

Con una buona “call to action” nel post, ad esempio, puoi puntare verso il click al sito e aumentare le visite. Oppure, c’è in ballo l’engagement se nel testo inviti a lasciare un commento o a condividere il post sul profilo.

Tutto questo senza dimenticare che con la condivisione di un link hai a disposizione anche il title e la description della preview: questi micro-contenuti possono rafforzare la tua comunicazione sui social.

😊👌Tu le usi? In che modo? Qui di seguito alcuni esempi.

Lista puntata: al classico punto puoi aggiungere un simbolo o un oggetto.

Alert: all’inizio del post puoi inserire degli elementi per attirare l’attenzione.

Invitare all’azione: rafforzare una call to action con una freccia verso il link.

Indicatori di significato: stai parlando di moda? Metti borsa, cappelli ecc.

Per ogni settore hai emoticons o emoji attinenti e rafforzative del messaggio

Curiosità: Nel 1982 l’informatico Scott Fahlman crea le prime grafiche 🙂 e 🙁 per distinguere messaggi seri e ironici. Quasi vent’anni dopo un giapponese realizza le emoji.  Dagli Usa al Giappone, le prime 176 emoji sono state disegnate nel 1999 da Shigetaka Kurita, un dipendente di una società di telecomunicazioni nipponica. Si ispira ai manga, ai caratteri cinesi e ai segnali stradali per creare icone di 12×12 pixel. 🌐🌍🎯

Hai bisogno di una consulenza per la tua pagina di facebook?

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I Cookie

Pollicino nella fiaba famosa di Charles Perrault si racconta, lasciasse frammenti di pane sul suo percorso per evitare che potesse non trovare piu’ la strada di casa. Prendendo in prestito questo aneddoto  (molte volte è assimilabile a tanti paradigmi nella vita comune) possiamo meglio spiegare cosa sono e a cosa servono i; “cookie”.  Biscotto (in inglese), servono nel web per migliorare la navigazione, ma sono anche utilizzati dalle aziende per identificare, riconoscere e classificare l’utente (detti di profilazione) (vedi OBA). Dal 25 maggio grazie al GDPR (General Data Protection Regulation) a completamento del già pronunciato Regolamento Ue 2016/679 è diventato obbligatorio in tutti i paesi della UE specificare da parte del responsabile del sito, cosa faranno i cookies nel sito che stiamo visitando. Questi, va ricordato, sono file di testo inviati da un sito web al computer dell’utente che lo sta visitando. Esistono diverse tipologie di cookie a cui  si rimanda al lettore un eventuale approfondimento.

Ma come si fa a capire se una pagina che sto visitando mi spia o utilizza cookie di profilazione o peggio ancora carpisce i miei dati?

E’ possibile installare permanentemente dei plugin specializzati proprio in questo direttamente nel proprio browser o utilizzarene online. Tra questi segnaliamo:

Wappalyzer

BuiltWith
entrambi sono disponibili come componenti aggiuntivi di tutti i browser più utilizzati e consentono un’analisi approfondita di tutte le risorse e le tecnologie implementate all’interno di un sito web. Non rivelano esclusivamente i cookie installati da un sito, ma elencano anche tutte le tecnologie impiegate all’interno dello stesso, come l’infrastruttura server, il CMS utilizzato e altre informazioni specifiche.

Uno dei prodotti piu’ diffusi per avere una verifica sull’uso dei cookie (sia per il proprio sito) di terze parti é: Cookieboot

Per approfondire: https://www.cookiebot.com/it/internet-cookies/

GDPR cos’è

  • Il prossimo 25 Maggio 2018 entrerà in vigore il GDPR n. 679/2016, ovvero il nuovo Regolamento Europeo in materia di protezione dei dati personali.
  • L’adempimento a questo Regolamento è indipendente dal numero di pagine di un sito o dalla dimensione di un’azienda
  • Questa nuova legge sui dati personali degli utenti, interessa tutti i siti web situati nell’Unione Europea, e comunque i siti web che prevedono di avere interazioni da parte di utenti provenienti dai paesi dell’UE.
  • L’aspetto più importante per i siti web è il trattamento dei dati personali degli utenti ossia qualsiasi informazione riguardante una persona fisica, come ad esempio, il nome, la foto, l’indirizzo e-mail, i dati bancari, l’indirizzo di residenza o l’indirizzo IP e  qualsiasi operazione avvenuta sui dati. Quindi anche la memorizzazione dell’IP (es. tramite cookie) costituisce una forma di trattamento dei dati personali degli utenti.
  • Anche la cosiddetta “Cookie Law“, in realtà risponde al GDPR perche’ attraverso i cookie è possibile identificare un individuo tramite il proprio dispositivo potendo cosi risalire alla persona. Quindi dati personali = GDPR.
  • Non basta piu’ quindi una dichiarazione generica per il rispetto della privacy, ma una serie di documenti molto piu’ dettagliati che oltre che all’utente devono essere messi a disposizione (rispettandone un aggiornamento periodico) alle autorità competenti.